I supporti antivibranti

Per chiunque si occupa di ingegneria è cosa ben nota che qualsiasi dispositivo meccanico, durante il proprio normale funzionamento, trasmette – inevitabilmente – delle vibrazioni. Il problema di eliminare, o quantomeno ridurre, l’entità di queste vibrazioni, senza però compromettere le prestazioni meccaniche del macchinario, è un problema centrale di molti progetti, ed è la ragione per cui i supporti antivibranti sono tanto diffusi nell’industria.

Non si pensi però che lo scopo primario dei supporti antivibranti sia quello di ridurre il semplice fatto della vibrazione, o il rumore che questa genera: questi sono sicuramente dei problemi sgradevoli, ma la vera ed effettiva ragione per cui è fondamentale limitare l’entità delle vibrazioni è che queste possono danneggiare, anche in maniera irreparabile, i dispositivi che vi sono soggetti e le strutture a cui vengono trasmesse. L’implementazione dei supporti antivibranti è quindi vantaggiosa su tre fronti: la tutela delle persone che lavorano con il macchinario, il macchinario in sé, e le strutture circostanti e di supporto.

Per ottenere questo scopo, i supporti antivibranti non fanno altro che equilibrare la frequenza di vibrazione del sistema con quella di eccitazione (ossia quella di disturbo). Il problema nasce infatti quando le due frequenze sono sincronizzate: nel momento in cui i supporti antivibranti compromettono questa sovrapposizione, la vibrazione risultante viene istantaneamente ridotta, in una misura che, con dei buoni modelli, può anche superare il 50%.

Ma qual è quindi, alla fine, l’impatto effettivo dei supporti antivibranti nei settori industriali dove vengono applicati? Essenzialmente uno, fondamentale: l’allungamento della vita utile media di dispositivi e macchinari anche molto costosi, dovuto alla cessazione degli urti e degli impatti continui – e inevitabilmente deleteri – fra i componenti più delicati dei macchinari: i supporti antivibranti, essenzialmente, tutelano la componentistica sensibile dai danni legati agli urti da vibrazione.

Dove troveremo utilizzati i supporti antivibranti, quindi? Fra le applicazioni più frequenti abbiamo ventilatori, motori elettrici, pompe, macchinari pesanti, copressori, trasformatori e impianti di trattamento dell’aria; ma oltre a questi settori si può affermare che i supporti antivibranti sono utili in tutti i campi industriali dove è richiesta la possibilità di livellare con precisione e semplicità.
Non c’è da stupirsi quindi se sono sempre più numerose le applicazioni nelle quali si vedono impiegare supporti antivibranti; in grande aumento, ad esempio, è la loro installazione sugli chassis dei grandi server, i cui ventilatori sono noti per essere molto rumorosi. Ma anche in settori molto più cruciali i supporti antivibranti si possono rivelare come l’elemento risolutivo di un problema.

Non è troppo distante nel passato la scoperta della possibilità che nascano problemi di vibrazioni anche nelle centrali elettriche nucleari: le tubature di trasporto del vapore, come è accaduto ad esempio in Canada di recente, possono iniziare a vibrare in sincrono con le turbine dell’impianto, e non essere in grado di raggiungere la piena potenza. Per risolvere il problema si è reso necessario installare proprio dei supporti antivibranti; ma questo ha richiesto svariati giorni di fermo impianto, con i costi e i problemi conseguenti, che sarebbe stato facile evitare implementando i supporti fin dalla costruzione.

3 tecniche a costo zero per la ricerca di mercato

Non ha importanza, a dirla tutta, di cosa si occupi esattamente la vostra azienda, o se stiate costruendo una strategia commerciale per tutta una linea o semplicemente pensando di inserire un nuovo servizio in portafoglio: la ricerca di mercato non è in alcun modo una fase che possiate pensare di tralasciare se volete avere reali possibilità di successo, specie con la concorrenza intensissima di questi anni. Siete preoccupati dall’idea che i costi della ricerca di mercato siano troppo elevati, e non siate in grado di sostenerli? Da un lato, si potrebbe rispondere che, a dirla tutta, potete permettervi ancora meno di non farla; ma per fortuna, non tutta la ricerca di mercato viene svolta da studi costosissimi e con strumenti sofisticati, e soprattutto se siete in difficoltà, o all’inizio dell’attività, c’è molto che potete fare sostituendo impegno e intelligenza alla spesa di denaro. Ecco tre canali di ricerca di mercato che fanno per voi!

-Unitevi ad associazioni di settore
Fra i benefici più importanti e spesso sottovalutati del far parte di un’associazione del proprio settore c’è sicuramente quello di potersi tenere ottimamente aggiornati sullo stato delle cose nel mercato, informazioni che essendo di interesse per tutti i soci vengono raccolte e studiate direttamente dall’associazione e quindi messe a disposizione degli affiliati. Oltre a questo, far parte di un’associazione permette di partecipare a riunioni, incontri, e conferenze, oltre a dare accesso a riviste e studi sul settore; tutte occasioni di raccogliere informazioni di mercato utilissime e che, da soli, ci costerebbero cifre molto significative.

-Studiate la concorrenza direttamente
Raccogliete e leggete attentamente i materiali promozionali della concorrenza, visitate i loro siti, riflettete. Come stanno agendo? A che tipo di clientela sembrano essere interessati? Spingono un tipo particolare di prodotti? I vostri concorrenti diretti lavorano ogni giorno sul vostro identico mercato, e come voi si impegnano a studiarlo: e analizzando le loro azioni potete dedurre le loro intenzioni, e integrarle in una ricerca di mercato che può darvi ottimi spunti, sia che decidiate di allinearvi che di prendere una strada completamente diversa.

-Chiedete ai vostri clienti
Chi è che costituisce il mercato? I clienti: quelli che ancora non avete raggiunto, certo, ma anche quelli che conoscete bene. Iniziate l’abitudine di ricontattare via e-mail i vostri clienti dopo un paio di settimane dall’acquisto e chiedere loro come si sono trovati, cosa hanno apprezzato e cosa invece non gradiscono del prodotto e del vostro approccio. Sono dati preziosissimi, quando si accumulano, e sono in effetti la base delle stesse ricerche di mercato che temete di non potervi permettere!

5 buoni consigli per essere costanti nell’esercizio fisico

L’entusiasmo è una gran cosa: anche di fronte alla fatica di intraprendere un piano regolare di attività fisica, la prospettiva di stare meglio, l’emozione della novità, e la curiosità di vedere come andrà ci spingono con forza a provare, provare, provare.

Ma il problema arriva il secondo giorno. Cose da fare, piccole delusioni, mancanza di abitudine, effettiva stanchezza, sono mille piccoli attacchi alla nostra voglia di fare. Serve aiutarsi a mantenere l’entusiasmo alto – ed ecco cinque piccoli trucchi che funzionano!

– Mettetelo in agenda: Forse potrà parere strano, ma è stato confermato in un esperimento condotto nel 2008 che era molto più facile raggiungere i propri obiettivi di esercizio fisico per le persone che erano iscritte ad un corso, si allenavano insieme ad altre, o anche solo semplicemente fissavano a casa loro un orario preciso per la propria attività fisica. Quindi, sceglietevi un’oretta fissa da dedicare alla ginnastica: funziona!

– Non a stomaco vuoto: Soprattutto per chi fa ginnastica di mattina, d’istinto si potrebbe pensare che sia meglio non fare attività fisica dopo mangiato. Ora, certo non è consigliabile rimpinzarsi di cibo e poi fare una corsa o della ginnastica, ma anche lavorare a stomaco completamente vuoto non è una buona idea: il corpo non ha carburante da bruciare. Meglio mangiare un frutto fresco, o bere un buon frullato, prima di impegnarsi nell’esercizio.

– Ci vuole l’atteggiamento giusto: Non potete avere buoni risultati allenandovi senza riscaldamento, ma non sono solo i muscoli quelli che dovete sciogliere. Anche la vostra mente deve essere sgombra da rabbia, rancore, nervosismo – deve essere limpida e serena per aiutarvi ad ottenere il massimo dal vostro esercizio. Conviene sempre includere nei primi minuti del vostro piano d’allenamento qualche minuto di stretching o esercizi di respirazione, o anche qualche semplice posizione yoga, per liberare la vostra mente e concentrarvi su quanto state per fare.

– No alle bollicine: potrebbe venirvi l’idea di sfruttare il picco di energia dato da un energy drink per spingervi a soglie di esercizio più alte. E’ una pessima idea, soprattutto perchè le pesanti addizioni di anidride carbonica in questo genere di prodotto possono facilmente dare crampi allo stomaco, e perfino indurre al vomito, sotto sforzo – e a quel punto, mantenere motivazione ed entusiasmo sarebbe davvero difficile! Meglio, sempre, bere qualche sorso d’acqua, o una bevanda per sportivi a basso contentuo di zuccheri.

– Non smettete di colpo: Come abbiamo parlato di riscaldamento, dobbiamo parlare di raffreddamento. Una delle cose che fanno più paura (e a ragione!) dell’esercizio fisico sono i crampi e i dolori muscolari del giorno dopo. Combatterli, tuttavia, è meno difficile di quanto si possa pensare: basta dedicare, in uscita dall’allenamento così come avete fatto in entrata, qualche minuto ad un leggero stretching di tutti i gruppi muscolari che avete allenato.

C’è una storia anche per la rasatura

Quali rituali personali durano da più tempo, rimanendo più o meno immutati nonostante il passare dei secoli, per non dire dei millenni? Potrebbe stupire molti lo scoprire che uno dei più antichi è l’apparentemente banalissimo rito della rasatura quotidiana, che è di ben poco mutato dalla preistoria ad oggi. Ma come si è evoluta allora, nel tempo, questa pratica che occupa, in media, circa 63 giorni interi della vita di ogni maschio? Prima dei moderni rasoi da barbiere e delle schiume da barba, i nostri remoti antenati non avevano vita altrettanto facile…

Le origini

Come abbiamo detto, gli uomini si radono la barba fin dalla preistoria: ne abbiamo precise prove archeologiche nei resti di rasoio che abbiamo trovato. Erano di selce, e quindi affilatissimi, ma purtroppo ben poco duraturi… dopo pochi passaggi diventavano inservibili e andavano gettati, rendendo l’usa e getta una tradizione più antica di quanto si possa pensare, e le rasature decisamente ben poco confortevoli. Ovviamente, alla selce si alternavano, in base alla zona, altri materiali, come denti di squalo e pezzi di conchiglia nelle isole del Pacifico o schegge affilate d’ossidiana nei regni degli Aztechi; tuttavia, i difetti erano sempre gli stessi.

Le civiltà storiche

Fu lo sviluppo delle tecnologie per la lavorazione dei metalli a permettere, anche in questo settore, lo stesso tipo di avanzamenti che permise in tutti gli ambiti della vita. In India e in Egitto nacquero i rasoi metallici, con lame che potevano, al perdere il filo, essere semplicemente riaffilate; e i “tonsor” dei quartieri romani radevano quotidianamente i menti più illustri dell’Urbe. Non doveva però trattarsi, per i Romani, di una rasatura tanto gradevole, perché con le lame in ferro allora in uso, ruggine e filo imperfetto dovevano essere all’ordine del giorno, con quali effetti – sulla pelle e sulla salute – è facile immaginare. La rasatura, tuttavia, rimase un’abitudine incrollabile.

La modernità

Il rasoio diritto da barbiere che conosciamo tutti divenne generalmente diffuso nel corso del 1700, a partire dall’Inghilterra, dove venne inventato. La sua lama in acciaio, quando estratta dal manico che le faceva anche da astuccio, era molto affilata, e quindi anche pericolosa – non era impossibile, per distrazione, tagliarsi la gola, o un orecchio – ma allo stesso tempo permetteva una rasatura assolutamente perfetta, come mai prima era stato possibile. Fu nel 1800 che Henson immaginò e brevettò un rasoio innovativo, con la lama perpendicolare al manico: era nato il rasoio di sicurezza, che permetteva sia ottime rasature che la tranquillità di non ferirsi. Per almeno cinquant’anni, fu lo strumento d’elezione per radersi.

L’ultima tappa del viaggio avvenne all’inizio del ventesimo secolo, quando un uomo pensò ad un’innovazione straordinaria: una lama intercambiabile, che potesse essere gettata e sostituita, anziché riaffilata, quando non era più in condizioni perfette. Quell’uomo si chiamava Gillette, ed ebbe la geniale idea di accordarsi con l’esercito americano all’inizio della prima guerra mondiale, per fornire un suo rasoio, e le lamette, ad ogni singolo soldato. Niente di strano se la sua divenne la clientela più vasta del mondo!

4 consigli per comprare sempre il regalino giusto

Di negozi di articoli regalo Roma – come tutte le altre città d’Italia, a dirla tutta – non ha sicuramente penuria: in ogni strada, in ogni centro commerciale è facile trovarne anche più d’uno, e soffermarsi piacevolmente ad osservarne le vetrine piene di ogni genere di oggetto, dal simpatico all’utile allo spiritoso. Ma allora per quale ragione, con un’offerta tanto vasta, è così difficile, ogni volta che ci troviamo a doverlo fare, scegliere un pensierino da donare ad un parente, un amico, un conoscente? Le ragioni sono tante, fra cui forse la principale è che è difficile fare un regalo a chi ha già tutto. Proviamo però a seguire qualche regola semplice semplice per scegliere, fra tanti, un piccolo regalo che possa far piacere e farci ricordare!

1- Per fare un regalino ad una signora

Mogli, sorelle, fidanzate, mamme: sono tante le donne che possono a tanti titoli far parte della nostra vita, e tante le occasioni, anche piccole, che può essere opportuno festeggiare con un pensierino. In questi casi, per essere certi di trovare un dono apprezzato, è bene puntare su un oggetto elegante, di aspetto gradevole: è raro che questo non sia gradito. E naturalmente, se potete, scegliete un gioiello, anche solamente di bigiotteria, ma che unisca semplicità e bellezza: sarà sempre utile nel portagioie di una signora, e sicuramente non resterà inutilizzato.

2- Per fare un pensierino ad un uomo

La nostra cultura abitua gli uomini ad apprezzare – che siano papà, fidanzati, mariti, zii, o fratelli – oggetti dalle linee molto essenziali e dai colori non eccessivamente sgargianti. Avrete quindi la massima probabilità di fare un regalo gradito se selezionerete oggetti discreti e semplici, solitamente pratici, come magliette, cappellini, o anche scarpe. Se il regalo è invece legato ad un’occasione un po’ più importante, è un classico col quale raramente si sbaglia una bella penna elegante, magari stilografica, simbolo di un’eleganza senza tempo.

3 – Il regalo giusto per un ragazzino o una ragazzina

I ragazzini sono la categoria più difficile per scegliere un pensierino! Hanno davvero tutto, cambiano gusti rapidamente – spesso anche in base al modificarsi delle mode – e non è sempre facile capire cosa può essere già diventato “troppo da bambino” oppure essere ancora “troppo da grande”. Più che altrove, qui dovremo puntare sui gusti personali del soggetto, e nel caso non li conosciamo, probabilmente un piccolo oggetto digitale, come un lettore MP3, sarà probabilmente sempre gradito.

4 – Cosa regalare ad un anziano

Nonni e nonne: persone per le quali spesso proviamo enorme affetto e gratitudine, e che è normale voler rallegrare in occasione di una visita con un piccolo regalo. Fermo restando che probabilmente apprezzeranno qualsiasi cosa arrivi dai loro nipoti, possiamo far loro cosa molto gradita regalando loro oggetti pratici, utili, e di semplice utilizzo; anche soltanto un semplice massaggiatore, una scatola portapillole con un cicalino che li avvisi che è ora di prendere la pastiglia, oppure – se lo usano – un bastone nuovo ed elegante li faranno sicuramente contenti.

Uso e Manutenzione delle funi metalliche

In un qualsiasi stabilimento, che sia un’industria oppure un cantiere, nel quale venga fatto uso regolare di funi metalliche, è importante che siano chiare a tutti le fondamentali regole d’utilizzo e di manutenzione di questo strumento; oltre infatti a questioni di buona conservazione delle risorse, infatti, entrano qui in gioco importanti considerazioni sulla sicurezza stessa dei lavoratori.

Sono molte, infatti, le applicazioni di queste funi; fra le più classiche, proprio per via della resistenza e della forza tanto superiori a quelle delle normali corde in fibra, ci sono quelle relative alle costruzioni, e al trasporto in generale di oggetti di peso estremo. Una fune metallica non è però soltanto una corda più resistente di una in canapa: si usa e si tratta in modo diverso. È per esempio fondamentale maneggiarla sempre indossando guanti e occhiali di sicurezza; la normale usura qui infatti va ad agire su fili metallici, che alla prima rottura, pur non indebolendo significativamente la corda, possono renderne la superficie molto scabra e pericolosa da toccare senza protezioni.

Sotto il punto di vista della manutenzione, questa non va sottovalutata per via dell’obiettiva lunga durata di questo genere di funi: per evitare pericoli, sono necessarie un’ispezione e una manutenzione regolari. Quotidianamente è necessario controllare il livello di ossidazione e corrosione dei fili metallici che compongono la fune stessa, e provvedere alla sua lubrificazione; al crescere infatti dei singoli fili spezzati, aumenta la probabilità che, sotto sforzo, la fune si spezzi improvvisamente, con le conseguenze per la sicurezza dei lavoratori che è facile immaginare.

A questo proposito è importante considerare diversi fattori, per ridurre al minimo il rischio di rotture. È ad esempio necessario utilizzare sempre il giusto spessore di fune in base al peso da spostare, per essere sicuri che sopporti la sollecitazione imposta; sotto il profilo dell’usura, inoltre, è importante evitare di trascinare e sfregare la corda su superfici ruvide o spigoli, che potrebbero velocizzarne l’usura. Trattandosi infine di metallo, è essenziale non abbandonare la corda agli elementi e all’umidità, che potrebbero iniziare un processo di ossidazione e indebolimento assolutamente da evitare per preservarne la forza. Queste semplici norme contribuiranno, se debitamente diffuse fra i lavoratori, a rendere il lavoro non soltanto più efficiente ed economico, ma soprattutto più sicuro.

Quale tipo di appendino fa per me?

Riflettiamo mai sugli appendini? Sembrano tanto scontati! Sappiamo dopotutto soltanto che sono necessari per utilizzare il nostro armadio, e che ci permettono di non dover piegare ogni abito o indumento, lasciandoli più liberi e quindi evitando di rovinarne la stiratura. Eppure esistono tantissimi tipi diversi di questo semplice oggetto, e fra loro ci sono effettive differenze funzionali, oltre che naturalmente estetiche, che li rendono in effetti adatti ad appendere tipi diversi di indumento: la valutazione da fare, quindi, se vogliamo un armadio che non sia soltanto impeccabilmente in ordine, ma che soprattutto rispetti al massimo il nostro vestiario, è articolata in base al genere di abiti che dovremo riporre.

Partiamo dal genere più classico: gli appendini in legno. Si tratta, per tanti motivi, del modello più popolare e diffuso sul mercato: da un lato la ragione sta nella loro bellezza classica e senza tempo, dall’altra nella loro resistenza al peso, che permette di usarli per appendere anche i cappotti più pesanti e spessi nella certezza che non si romperanno. La loro forma, inoltre, aiuta gli abiti a mantenere la piega, e soprattutto impedisce di avvicinarli troppo fra loro, evitando così che un armadio troppo affollato riempia di pieghe i vostri indumenti appesi.

Passiamo al metallo: rispetto ai fragili, quasi inutili appendini di metallo del passato, quelli moderni sono nettamente più resistenti e solidi. Il loro vantaggio principale è quello di permettere un accostamento molto stretto degli abiti, il che, qualora il rischio di rovinarli non sussista, permette di sfruttare al meglio lo spazio interno dell’armadio; dispongono inoltre di molti accessori, come ganci e clip, che li rendono molto versatili e adatti a tutti i generi di vestito e d’armadio.

Per finire la carrellata sui modelli classici, citiamo anche quelli ricoperti di stoffa, forse più rari e diffusi solamente nelle boutique e nei negozi di lingerie. Pur essendo un prodotto di nicchia, presentano sicuramente almeno due significativi vantaggi. Per prima cosa, hanno un aspetto estremamente elegante, che per molti è apprezzabile. Secondariamente, da un punto di vista strettamente funzionale, hanno il vantaggio di essere estremamente lisci e di dimensioni ridotte, il che permette di essere sicuri che anche gli abiti più stretti non si deformeranno, e che per delicato che sia il loro tessuto non si rovineranno sfregando sui bracci dell’appendino stesso.

Dieta per dimagrire: le diete last minute

Le diete last minute sono, al pari delle diete veloci o pazze, un tipo di dieta per dimagrire adatto a chi deve perdere peso in maniera veloce e in poco tempo: sono le cosiddette diete last minute. Ecco le più diffuse:

– Dieta Last Minute del Panino: è una dieta per dimagrire ipocalorica;

prevede solo a pranzo la sostituzione del nostro primo, secondo e contorno, con un piatto unico, anzi un panino unico. L’importante è che gli ingrediente del vostro panino siano sani e salutari. Consigliato l’uso di panini integrali per questa dieta per dimagrire.

– Dieta last minute del frullato: il frullato a base di sola frutta fresca – quindi senza additivi, concentrati, coloranti, conservanti, acqua, zucchero – rappresenta una soluzione perfetta per avere una linea asciutta, la pelle splendente e tanta energia immediata.

– Dieta Last Minute dell’Insalatona: ideale per chi soffre di stitichezza, ritenzione idrica e ha la pelle opaca e secca, essa pone al centro il nutrimento attraverso un’insalata che, condita con formaggi o carne, può andare a creare un pasto unico e semplice, nonché completo. L’insalata, infatti, è ricca di fibre non digeribili, che arrivano direttamente nell’intestino facilitandone le funzioni e che sono particolarmente utili in una dieta dimagrante perché rallentano l’assorbimento degli zuccheri, favorendone un utilizzo graduale da parte dell’organismo. E’ anche una preziosa fonte di vitamine, in primo luogo di quelle antiossidanti, ossia A, C ed E che proteggono le cellule dall’invecchiamento.

– Dieta Last Minute dei tre giorni: questa dieta per dimagrire consiste in un particolare regime ipocalorico che promette risultati strabilianti nel giro di pochissimo tempo. Puntando infatti sulla disintossicazione del fisico e sul risveglio di un metabolismo probabilmente un po’ rallentato, permette di perdere diversi chili in poco più di 72 ore, ma deve essere protratta per un periodo davvero molto breve se non si vuole andare a danneggiare la salute e rischiare, poi, di riprendere ancor più velocemente quanto perso.

La dieta dei tre giorni, nello specifico, consiste nel privilegiare la scelta di proteine rispetto a grassi e carboidrati. Grazie all’assunzione di poche calorie, infatti, dà una sferzata a un metabolismo troppo pigro e lo incentiva a bruciare di più e a smaltire i chili in eccesso.

– Dieta del Minestrone: E’ una delle diete più richieste e di successo. Perché? E’ efficace, veloce, facile da seguire e, grazie al programma di mantenimento, consente di conservare i risultati ottenuti con la dieta. E La dieta del minestrone è un regime alimentare adatto esclusivamente a chi è in sovrappeso di almeno 7-8 kg; non è perciò consigliabile a chi ha solo qualche chilo di troppo. E Non prevede il calcolo delle calorie, la perdita di peso è determinata dalla limitazione qualitativa, non quantitativa, degli alimenti. E Prevede una riduzione, e in alcuni giorni addirittura l’eliminazione, dei grassi e dei carboidrati (pane, pasta, riso), fonti di energia per l’organismo, che è così costretto ad attingerla dai grassi di deposito.

Traslochi aziendali: serve competenza

A differenza di un trasloco privato, per quanto complesso, quello di un’azienda presenta spesso lati e aspetti che la maggior parte delle persone non sospetta.

La visione generica è che ogni azienda è un caso a sé stante. Se per un trasloco privato le categorie di oggetti non sfuggono da pochi capi di classificazione (suppellettili, mobili, abiti, libri e documenti), quando si tratta di spostare un’azienda le cose cambiano completamente.

Per poter affrontare efficacemente un trasloco aziendale infatti occorre essere preparati a una serie davvero notevole di possibili materiali. Non si può infatti pensare che il trasloco di un’azienda si limiti allo spostamento di un ufficio, ma spesso si parla anche di spostare materiali ed attrezzature che richiedono misure adeguate sia per la protezione dei materiali che per il trasporto in sé.

Chi effettua traslochi di questo tipo deve avere una preparazione molto particolare che però non può limitarsi a pochi casi, a meno che il core business non punti su un genere aziendale particolare. Ci sono appunto ditte specializzate nel trasporto di materiali medicali, altre in quello di prodotti chimici e così via. Ma se l’obiettivo dell’attività è quello di fornire un servizio a 360 gradi, ecco che occorre molta preparazione per avere la ragionevole sicurezza di fornire sempre il servizio corretto al cliente. Ecco allora che occorre prima di tutto informarsi su quali siano le normative vigenti nei vari settori.

Ma, dato che non è possibile prevedere il futuro, quello che più conta è avere strutturato una base di conoscenza sufficientemente ampia da cui potere attingere quando ci accorgiamo di non essere in possesso delle informazioni essenziali. Più che informazione, quindi, capacità di reperimento della stessa, il che significa, in buona sostanza, conoscenza di tutti i canali che forniscono informazioni sulle normative e sulle disposizioni di legge in vigore.

Questo a sua volta porta alla capacità di porsi le domande giuste. Per chi decide quindi di affrontare un’attività di questo tipo o di allargarne una già esistente ma limitata, è fondamentale soprattutto la capacità di saperi porre le giuste domande.

Tipografie online: cosa offrono?

Cosa sono le tipografie online? Tipografie online è la denominazione che l’Ufficio Commerciale ha creato per definire la tipografia di ultima generazione, svolta interamente nel Web.

Prima delle tipografie online, c’era la tipografia tradizionale di vecchia generazione che tutti conoscono benissimo e che ha retto per quasi 600 anni, da Gutenberg fino alla fine del Secondo Millennio, ma che poi ha cominciato a mostrare problemi strutturali gravissimi.
Infatti, assistiamo in tutta Italia, quotidianamente, alla dolorosissima chiusura di tipografie piccole e medie (tranne quelle che hanno scelto la nuova via della tipografia a distanza), in quanto il tipografo di vecchia generazione non riesce più a stampare remunerativamente ed è costretto alla chiusura.

Anche agenzie e studi grafici sono alla ricerca di un sistema più efficiente e sono in fortissima difficoltà nell’utilizzo della vecchia tipografia tipo Gutenberg perché essa non è più in grado di adeguarsi alle loro irrinunciabili richieste, come per esempio:

– eccellente qualità di stampa (soprattutto quadricromatica) richiesta dal mercato
– tempi di realizzo certi
– costi sempre più bassi
– servizi
– professionalità

Molte aziende allora hanno colto, interpretato e soddisfatto le crescenti esigenze del mercato e creato dal nulla le “tipografie online”. Infatti, il sistema tipografie online permette di stampare per conto di committenti di tutta Italia, abbattendo le distanze geografiche e fornendo, senza farli letteralmente alzare dallo loro scrivania, prodotti di elevatissima qualità:

– prodotti di elevatissima qualità grazie a dotazioni e macchinari futuristici e all’avanguardia
– a costi che sono fra i più bassi d’Europa
– con tempi di realizzo predefiniti e certi
– con vantaggi irrinunciabili, come la comodità con cui avviene il tutto
– con garanzia soddisfatti o rimborsati
– con grande facilità di uso, grazie anche a siti di ultimissima generazione, che seguono l’acquirente passo-passo, che lo informa in tempo reale, che gestisce la parte amministrativa e contabile senza alcuno aggravio per il committente, ecc.
– con la certezza di un servizio fornito prevalentemente agli operatori del settore.

Come è la prassi delle tipografie online?

Il committente, una volta preparato il file da stampare (come si faceva nelle tradizionali tipografie) invece di stamparlo (se tipografo) o di portarlo in tipografia (se studio o agenzia), lo invia via internet (o anche via corriere) al sito delle tipografie online, le quali, dopo i tempi di realizzo previsti, consegnano il materiale stampato al corriere, il quale provvederà a recapitare gli stampati al recapito del committente.

Quindi, il committente, senza neanche alzarsi dalla sua scrivania, potrà inviare il file al sito di una delle tipografie online e ricevere il materiale stampato direttamente al proprio domicilio, con:

– elevatissima qualità di stampa
– costi bassissimi
– immenso risparmio di tempo da dedicare ad attività ben più remunerative
– grande possibilità di guadagno
– servizi ed utilities molto vantaggiosi

Per una moderna tipografia on line, rivolgiti a Colorby.